La fattoria zooantropologica

26 Gennaio 2008

  1. Introduzione

 

Nel corso dell’ultimo decennio è cresciuta nella società la consapevolezza del ruolo multifunzionale dell’agricoltura, di quell’agricoltura che non svolge soltanto la tradizionale funzione produttiva ma anche una funzione terziaria fatta prevalentemente di servizi. L’aspetto turistico-ricreativo, la conservazione del paesaggio, la tutela ambientale, la gestione delle acque, il mantenimento della tradizione rurale, sono alcune delle funzioni riconosciute alla sfera agricola nei documenti sulla multifunzionalità in agricoltura.

Più di recente il dibattito sull’agricoltura multifunzionale si sta interessando alla dimensione terapeutico-riabilitativa e di integrazione sociale che le attività a stretto contatto con la natura e gli animali possono rivestire nei confronti di soggetti portatori di disabilità o di difficoltà sociali di varia natura. Tale dimensione deriva dalla particolare capacità che le attività rurali hanno di coinvolgere soggetti deboli e soprattutto dalla presenza, nel contesto rurale, degli animali domestici ai quali sempre di più è riservato un nuovo ruolo.

Conseguentemente è cresciuto il bisogno di individuare il nuovo soggetto bioetico-giuridico-economico cui affidare il compito di ospitare attività terapeutiche-riabilitative e di integrazione sociale mediate con l’ausilio degli animali domestici. Tale soggetto essendo strutturato all’interno di una azienda agricola multifunzionale e basando le proprie attività sulle evidenze scientifiche della zooantropologia prende il nome di fattoria zooantropologica.

 

 

  1. Ruolo della ruralità e funzione sociale della fattoria

 

Per l’attivazione di percorsi terapeutico-riabilitativi e di integrazione sociale rivolti a soggetti in disagio c’è bisogno che il fruitore si trovi ad operare in un contesto che possegga delle caratteristiche che consentano di vivere senza stress l’esperienza sociale/riabilitativa. Tali caratteristiche si ritrovano con facilità nel contesto rurale il cui obiettivo è quindi quello di rendere fruibili i suoi spazi e le sue dimensioni a soggetti in disagio.

Nella funzione didattica dell’agricoltura rientrano le iniziative che hanno come obiettivo l’avvicinamento dei bambini e dei ragazzi ai processi biologici che contraddistinguono le attività agricole ed alle modalità con cui vengono prodotti e trasformati gli alimenti. In questo ambito rientrano iniziative con diversi scopi formativi: fattorie didattiche, laboratori e aule di ecologia all’aperto, orti scolastici, e percorsi dimostrativi della coltivazione di piante e dell’allevamento.

Più recente è il riconoscimento della funzione terapeutica e riabilitativa dell’agricoltura di cui possono beneficiare diverse categorie di persone svantaggiate dal punto di vista fisico, psichico, mentale e lavorativo. Per queste persone si manifesta la necessità di individuare dei percorsi di assistenza, terapia, riabilitazione e anche, reinserimento lavorativo che garantiscano dei risultati soddisfacenti cercando di ridurre i considerevoli costi sociali dell’istituzionalizzazione. Il coinvolgimento nelle attività rurali offre, da questo punto di vista, enormi potenzialità. Ne sono testimonianza le numerosissime comunità per il recupero dei tossicodipendenti, alcuni istituti carcerari, che hanno a disposizione dei terreni in cui i detenuti conducono piccole aziende e, in tempi più recenti, diverse realtà che, con varie modalità, coinvolgono persone con problemi mentali, psichiatrici e psichici nello svolgimento di attività tipicamente agricole. I risultati, sia sul fronte dei benefici per gli utenti che della riduzione dei costi sociali, sono molto positivi come confermano le diverse figure che collaborano allo svolgimento dei programmi di assistenza, riabilitazione ed inserimento lavorativo basati su attività agricole.

Identificare le attività agricole che meglio si adattano alla riabilitazione ed all’occupazione di persone con problemi psichici e mentali è un compito complesso che deve coniugare conoscenze di natura medica e tecnico-agronomica; è chiaro, infatti, che attività ottimali dal punto di vista terapeutico possono presentare difficoltà tecniche.

L’ulteriore specializzazione di particolari attività ad indirizzo terapeutico riabilitativo possono comportare le specializzazione di determinati fattori aziendali con la costituzione, all’interno di una fattoria, di una struttura che, pur restando integrata nel contesto rurale da cui nasce, offre la possibilità a soggetti in disagio di fruire di attività e terapie assistite con gli animali regolate da protocolli scientifico-etici prestabiliti: la fattoria zooantropologica.

La fattoria zooantropologica, meglio descritta nel paragrafo 6, è una struttura nella quale è possibile attivare percorsi educativo-assistenziali con animali Pet seguiti e mediati da personale specializzato che nel loro complesso vanno a creare l’equipe di lavoro.

 

 

  1. Zooantropologia assistenziale

 

La convivenza con gli animali domestici ha assunto da subito una dimensione al contempo strumentale, di sfruttamento degli animali da parte dell’uomo e relazionale in senso ampio e diversificato a seconda delle epoche e delle culture dominanti.

La disciplina che si occupa del rapporto uomo-animale è la zooantropologia il cui compito non è solo quello di studiare le modalità e gli effetti di tale relazione quanto quello di porre le basi pratico-applicative per l’instaurarsi di un corretto rapporto dualistico di interscambio.

Il primario compito della zooantropologia è dunque quello di regolare e disciplinare il rapporto uomo-animale in modo che possa produrre benefici di ordine didattico-educativo, sociale e terapeutico riabilitativo.

La zooantropologia assistenziale va a regolare le attività comunemente conosciute con la denominazione anglosassone di Pet Therapy ma che per correttezza scientifica divideremo in A.A.A. e T.A.A.

Le Attività Assistite con gli Animali (A.A.A.) hanno la finalità di migliorare la qualità della vita e lo stato generale di benessere dell’uomo. Si tratta cioè di interventi effettuati con animali che soddisfano determinati requisiti e destinati a persone che vivono difficoltà emotive o fisiche, oppure che si trovano in condizioni di disagio (ricovero ospedaliero, permanenza in una casa di riposo, detenzione etc.). Rientrano inoltre tra le A.A.A., attività a valenza pedagogico-formativa rivolte ai più giovani, ad esempio nelle scuole o nei reparti pediatrici o in strutture residenziali per ragazzi con comportamenti delinquenziali.

Gli operatori che gestiscono le A.A.A. possono essere professionisti opportunamente formati, para-professionisti e/o volontari.

Normalmente le attività vengono proposte a numerosi individui contemporaneamente in quanto non sono legate a vere e proprie terapie subordinate alle condizioni cliniche dei singoli beneficiari. Generalmente non vengono programmati obiettivi specifici per ciascun intervento. Negli interventi prevalgono maggiormente, che nelle T.A.A., la spontaneità e la creatività.

Le Terapie Assistite con gli Animali (T.A.A.) sono interventi effettuati con l’ausilio degli animali che differiscono dalle A.A.A. per gli obiettivi, la metodologia e la valutazione dei risultati eventualmente riscontrabili. In pratica si tratta di un’attività focalizzata sulla disabilità e finalizzata a ottenere un miglioramento delle capacità adattative del paziente tale da fargli raggiungere, compatibilmente con la patologia da cui è affetto, il massimo grado possibile di sviluppo delle sue potenzialità motorie (o più in generale fisiche), psichiche e sociali.

Le T.A.A. acquisiscono dignità scientifica nel 19611. Da allora numerose pubblicazioni e congressi hanno approfondito l’argomento, ma in generale gli studi realizzati secondo criteri scientifici sono scarsi e l’interesse del mondo medico è stato sempre episodico e comunque limitato (anche se al momento crescente).

Le terapie assistite presentano una maggiore complessità se non altro procedurale e, come tutti i trattamenti terapeutici, si basano su una diagnosi effettuata dal medico e comportano la determinazione di obiettivi di salute e una precisa pianificazione della loro somministrazione.

In generale, gli interventi hanno obiettivi specifici e predefiniti di miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive che vengono calibrati su ogni singolo paziente.

Gli obiettivi perseguibili possono essere classificati, ad esempio, come fisici (abilità motorie, equilibrio etc.), educativi (linguaggio, memoria, apprendimento etc.), di salute mentale (attenzione, autostima, riduzione dell’ansia e del senso di solitudine etc.) e motivazionali (coinvolgimento in attività collettive, capacità di interagire con gli altri etc.). In ogni caso, l’obiettivo terapeutico deve essere ben definito, chiaro e raggiungibile.

Le T.A.A. devono essere considerate delle cooterapie in grado di stimolare progressi in differenti aree funzionali (cognitiva, motoria, emotiva, relazionale, etc.). Questo significa che esse semplicemente si affiancano alle tradizionali e accreditate terapie riabilitative e che non possono sostituirle in alcun caso.

Le T.A.A. vengono erogate da una equipe multidisciplinare che può comprendere di volta in volta e a seconda dei casi varie figure professionali che vanno a coprire sia le esigenze relative al beneficio umano ( medici, psicologi, terapisti ecc.) sia alla modalità di impiego dell’animale (comportamentalisti, conduttori cinofili, ecc.) sia alla salvaguardia della salute e benessere animale (veterinari ecc.).

L’equipe dovrà valutare il paziente, stabilire se esiste o meno l’ indicazione ad una terapia con animali , valutare le controindicazioni, porsi degli obiettivi terapeutici ed elaborare un progetto individualizzato per quel paziente in quel contesto.

L’animale può fornire un valido aiuto come cooterapeuta, aumentando la motivazione e l’interesse al trattamento, diminuendo i sintomi di stress, incrementando la concentrazione e l’attenzione, risvegliando emozioni, stimolando i sensi e i sentimenti ecc.. Tutte queste sue potenzialità vanno tuttavia utilizzate nell’ambito di un progetto individualizzato, mirato al conseguimento di obiettivi terapeutici ben definiti, elaborato e portato a termine da un’equipe multispecialistica.

 

 

  1. Il lavoro di equipe

 

Nelle Terapie Assistite con Animali e in misura minore nel caso delle Attività Assistite e dell’ impiego degli animali da assistenza il gruppo di lavoro deve essere necessariamente ampio per comprendere tutte le professionalità occorrenti.

Il mantenimento di un equilibrio dinamico tra gli interessi umani ed animali nella gestione della relazione assistenziale o terapeutica richiede la presenza o quantomeno la sovrintendenza di diverse figure professionali. Queste figure devono saper comprendere le condizioni fisiche e comportamentali degli animali onde poter evitare stati di malessere e alterazioni della relazione; inoltre, nell’interesse del paziente umano, deve essere chiaramente raggiunta una condizione di reale efficacia in rapporto alle finalità previste e anche in relazione a possibili tecniche alternative.

Sia nella fase di progettazione sia in quella di applicazione bisogna produrre, seppure in tempi e modi diversi, le competenze necessarie per la cura del paziente umano (medici, psicologi, terapisti, ecc.), per la conduzione e le necessità dell’ animale (veterinari, comportamentalisti, conduttori e istruttori) e infine per la gestione della relazione (psicologi, zooantropologi ecc.).

L’acquisizione di dati di valenza scientifica sia a riguardo dei benefici umani che degli eventuali disagi animali permetterebbe una migliore integrazione delle competenze, e potrebbe limitare le tensioni relative alle divergenze tra le diverse deontologie.

Va tenuto presente che, anche se il contatto è sempre con animali sani e sotto controllo veterinario, è importante individuare l’eventuale rischio per la salute umana.

Va preso in considerazione il diverso problema deontologico affrontato a questo proposito da due “figure chiave” nell’ambito dell’equipe: il medico e il veterinario hanno due compiti diversi pur mirando ad un obbiettivo comune.

 

 

  1. L’alleanza terapeutica

 

Il presupposto delle AAA e delle TAA è che tra uomo e animale possa instaurarsi una relazione sul modello delle relazioni interpersonali e che quindi, come in ogni interazione, vi sia uno scambio di sentimenti, di affetti, di emozioni che influenzano reciprocamente i due soggetti. Da ciò discende la possibilità di impiegare in senso terapeutico tale incontro.

Vi è un forte appello oggi all’umanizzazione della medicina, all’esigenza che si recuperi il nucleo etico essenziale della professione medica. Nell’idea di alleanza terapeutica - relazione retta dalla fiducia - ci si riferisce alla disponibilità del medico a identificarsi col paziente, alla sua capacità di ascoltarlo e non solo di auscultarlo.

Il limitare, infatti, l’intervento medico a un esame oggettivo, a una diagnosi esatta su uno stato del corpo o di una sua parte e a un’eventuale prescrizione terapeutica, può apparire un atto tecnicamente valido. Esso, in realtà, costituisce, oltre che una risposta insufficiente rispetto ai bisogni del paziente, un atto che ignora la base psico-affettiva dello stato di salute e di malattia. Da tale insufficienza potrebbe derivare una riduzione del paziente stesso da soggetto sofferente a oggetto di interesse medico, con una limitazione della potenzialità e dell’efficacia del rapporto terapeutico.

Viceversa, una percezione e un’interpretazione non riduttiva ma più ampia dei bisogni e delle richieste di cui il paziente è portatore, favoriscono una presa in carico non limitata al puro sintomo fisico. Occorre aggiungere che, nell’area del malessere, delle piccole patologie di origine sociale e psicologica, si manifesta il modo culturale e soggettivo in cui si vive come stato di sofferenza quello che si definisce come malattia.

In questo quadro, l’impiego delle cosiddette cooterapie dolci, come quelle assistite da animali, può rivelarsi in sintonia con l’idea di una medicina della cura piuttosto che della guarigione.

Se non possiamo pretendere che gli animali diventino i guaritori delle nostre malattie, quello che potremmo forse, ragionevolmente, attenderci è che, grazie alla loro presenza, e con l’aiuto di opportune condizioni e strategie appropriate, possa instaurarsi un buon rapporto di cura.

 

 

  1. La fattoria zooantropologica

 

Tra i motivi che impongono lo sviluppo della fattoria zooantropologica all’interno di un’azienda agricola multifunzionale il più significativo è dato dalla presenza in quest’ultima dell’animale domestico. Come infatti da più parti auspicato, per le pratiche che sono alla base delle AAA/TAA, non possono essere impiegati animali selvatici in quanto «non avvezzi alla convivenza con l’uomo o alla vita in un ambiente ristretto e per questo sottoposti inevitabilmente ad una condizione di malessere2».

Tale auspicio trova ulteriori fondamenti nel fatto che l’uomo ha dato vita ad una relazione solo con quegli animali con i quali era possibile stabilire una qualche forma di comunicazione, escludendoli quindi dalla selezione naturale e assumendosi il debito ontogenetico della loro esistenza. Sarebbe così iniziato il processo di domesticazione che ha evidentemente coinvolto un numero di specie piuttosto esiguo rispetto alle tante selvatiche, esistenti in natura e più o meno potenzialmente accessibili tanto da creare con alcune di esse nel tempo relazioni quali l’ ammansimento e la domesticazione.

Il fenomeno della domesticazione ha comportato per l’uomo modificazioni molto profonde in senso sociale, con l’introduzione del concetto di possesso, in senso comportamentale, con l’acquisizione di nuove responsabilità, in senso ambientale, con le modificazioni che ha dovuto apportare al territorio naturale per creare un nuovo habitat in grado di accogliere i suoi nuovi “conviventi”. Nasce in questo modo l’ambiente rurale, si sviluppano così le stalle, i recinti, i tratturi, i boschi di querce e le pozze di acqua.

Le specie domestiche da diverse decine di migliaia di anni hanno condiviso con l’uomo un’area ben definita, divenuta per essi un nuovo habitat familiare, conosciuto, consueto, nel quale essi si trovano a loro agio e fuori dal quale sarebbero sottoposti allo stesso stress avvertito da un leone portato via dalla savana. C’è poi da fare un’ulteriore considerazione di tipo socio-culturale: la convivenza con gli animali ha portato l’uomo a ideare nuove mansioni, a concepire nuove attività, ad approcciarsi a nuove credenze, tradizioni, superstizioni. Allontanare l’animale domestico dal suo ambito di appartenenza vuol dire quindi decontestualizzarlo, allontanarlo da ciò che esso rappresenta per la specie umana, alienandolo dai motivi che lo hanno reso importante e che hanno sancito la sua millenaria alleanza con l’Homo sapiens.

 

 

  1. Profili giuridici

 

La letteratura giuridica internazionale e nazionale stanno riconoscendo sempre più importanza al rapporto uomo-animale sia nella sua dimensione socio-culturale che in quella riabilitativo-terapeutica facendogli assumere un rilievo giuridico crescente, segno del tentativo di individuare un modo diverso di concepire il rapporto tra l’uomo e tutte le altre forme di vita di cui si è fatta interprete la Dichiarazione universale dei diritti dell’animale, proclamata presso l’Unesco nel 1978.

Nel nostro paese manca ancora una normativa organica su questa materia, anche se sono in fase di istruzione diversi disegni di legge. Esiste un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003 che recepisce l’accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano del 6 febbraio 2003 in materia di benessere degli animali da compagnia e pet-therapy.

Recependo tale accordo le Regioni hanno legiferato, o stanno legiferando, al fine di regolamentare questo delicato ambito di attività. Va segnalata, fra tutte, la legge della Regione del Veneto del 3 gennaio 2005 che promuove la conoscenza, lo studio e l’utilizzo di nuovi trattamenti di supporto e integrazione delle cure clinico-terapeutiche quali la terapia assistita dagli animali.

La Giunta Regionale Campana, nella seduta del 12/05/2006 recependo le linee guida applicative dell’ accordo del 06/02/2003 tra il Ministero della Salute e le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, ha emanato le “linee guida in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy” senza, per altro entrare a fondo nel problema.

A fronte del riconoscimento di efficacia e utilità delle pratiche assistenziali di AAA e TAA la multidisciplinarità di dette attività non ha trovato ancora in Italia un inquadramento normativo utile a fornire indicazioni a chi è interessato a intraprendere iniziative in questo campo. Mancano indicazioni precise sugli standard operativi da rispettare, sul tipo di formazione necessaria agli operatori, sulle esperienze richieste a chi vuole operare nel settore, sui requisiti strutturali ed organizzativi indispensabili ad assicurare ai fruitori dell’attività condizioni di sicurezza ottimali ed agli animali il benessere e la sicurezza auspicabili e necessari.

D’altro canto l’assenza di norme certe ha dato adito a che strutture già operative sul territorio cominciassero ad autoregolamentarsi. Nasce così, ad esempio, la Carta Modena 2002 – Carta dei Valori e dei Principi sulla Pet Relationship - redatta con il patrocinio del Ministero della Salute, della Federazione Nazionale Ordine Medici Veterinari Italiani, della Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia, della Scuola di Interazione Uomo Animale, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” di Teramo e dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum – facoltà di Veterinaria e sottoscritta, tra l’altro, dall’ASL di Reggio Emilia e dall’ASL e Comune di Modena. Il diffondersi della Pet Therapy apre, insomma, uno spazio di riflessione etico e giuridico molto ampio sui rapporti tra uomo e animale: sarebbe probabilmente opportuno incominciare a tentare di individuare una chiara e precisa linea di confine tra animale domestico, animale da compagnia, animale d’affezione, nella consapevolezza che non sempre e non in tutte le specie la tutela delle caratteristiche animali e la tutela della salute umana possono svilupparsi allo stesso modo e raggiungere le stesse forme di equilibrio.

 

 

  1. Conclusioni

 

Per anni l’agricoltura è stata concepita come un settore produttivo estraneo alla collettività dopo che, per un lunghissimo periodo, aveva rappresentato l’unico ponte di collegamento tra la società e la natura. Questa mancanza ci ha spinto a ricercare questo contatto, dapprima come elemento ludico e di svago, poi come elemento didattico-educativo, ora come apporto al miglioramento del benessere complessivo della persona.

In questo panorama svolge un ruolo di primo piano l’animale, non tanto nella sua individualità, che va in ogni caso riconosciuta e salvaguardata, quanto nella sua relazionalità ovvero nella sua capacità di instaurare una interazione con l’uomo, di porsi quale sua alterità, quale essere senziente e compagno fedele.

In quest’ottica la fattoria zooantropologica sembra essere, ad oggi, l’unico sistema in grado di permettere la fruizione da parte di persone in stato di disagio, di attività e terapie assistite da animali per l’opportunità che offre ad entrambi i soggetti della relazione - uomo da una parte, pet dall’altra - di muoversi e attivare reciprocamente la relazione in un ambiente che è nuovo, attraente e confortevole per il primo, familiare, naturale e sicuro per il secondo. Lo studio dei sistemi di interazione e dell’applicazione pratica di questi comporta ora che vengano ideate, progettate e realizzate le strutture adatte allo svolgimento delle AAA e delle TAA. Tali strutture, mentre da un lato dovranno garantire, nell’ambito dello scopo per il quale vengono progettate, il rispetto dalla normativa in materia di benessere degli animali-pet, di igiene e sicurezza, dall’altro dovranno sforzarsi di essere il più possibile empatizzanti, sviluppandosi con forme ecologicamente sostenibili, in modo da trasmettere in chi vi opera calore, emozione, tranquillità e familiarità, quel clima facilitante che certo non cura ma aiuta a curare.

  1. Bibliografia

 

R. Marchesini, Fondamenti di Zooantropologia, Bologna 2005, p.684

G. Ballarini, La domesticazione animale come conquista zooantropologica, in Marchesini R. (a cura di), Zooantropologia. Animali e umani: analisi di un rapporto, Bologna 1998, p. 135

J. Clutton-Brock, Storia naturale della domesticazione dei mammiferi, Torino 2001, p.273

S. Franco, S. Senni, Agricoltura sociale e sviluppo rurale. Alcune riflessioni introduttive, Dipartimento di Economia Agroforestale e dell’Ambiente Rurale, Università degli Studi della Tuscia

S. Franco, V. De Santis, Sostenibilità economica dell’impresa agricola sociale: un caso di studio, Dipartimento di Economia Agroforestale e dell’Ambiente Rurale, Università degli Studi della Tuscia.

C.N.B., Problemi bioetici relativi all’impiego di animali in attività correlate alla salute e al benessere umani, Roma 2005

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